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Il lavoro parte dalle teorie dell'Agenda
Setting [agenda setting č un uso delle informazioni da parte dei
media per cui gli eventi pił recenti (di cronaca o non) sono messi maggiormente
in primo piano; in tal modo eventi passati possono diventare dimenticati (anche
se non dovrebbero). I media sono quindi in grado di pilotare continuamente l'attenzione
della massa]. Partendo da queste considerazioni,
e.g.ų ha creato G-zerŲ. E' un lavoro di degradazione digitale: perdita di bit come
perdita di informazione (intesa nelle sue pił ampie accezioni) che determina
quindi una perdita di importanza.
Il minimalismo elettronico, tipico della ricerca di e.g.ų, contraddistingue anche quest'opera: non
č un filmato anche se č fruibile come filmato.
La parte visuale:
Partendo da un'immagine
"tristemente nota" (la morte di Carlo Giuliani), in successivi passi,
viene tolto un bit di definizione dell'immagine fino ad arrivare all'uso di un
solo bit (ovvero solo pixel bianchi o neri senza i valori di grigio intermedi).
L'immagine ad un solo bit e' chiaramente incomprensibile.
L'audio:
l'audio e' stato generato a caso con un
software scritto per l'occasione. E' una sequenza minimale in loop in cui sono usate solo
delle sinusoidi: le frequenze di tali sinusoidi sono le frequenze degli
apparecchi di comunicazione (i 440 Hz del telefono, la frequenza di sincronismo
del
TV, le frequenze del modem e del Fax). Come per la parte visuale, anche l'audio
viene "rovinato" eliminando un bit ad ogni ciclo.
Il concetto del loop:
G-zerŲ non č un filmato; e.g.ų ha volutamente puntato
sulla staticitą dell'immagine che con l'audio ripetitivo punta a dare un senso
di alienazione, di disorientamento
ed appiattimento "da media".
I pixel:
L'immagine e' volutamente
costituita da "grossi" pixel, questo per evidenziare il supporto
comunicativo che stiamo usando (immagine e audio digitale) e per mostrare i
limiti del supporto stesso (la perdita di bit per quantizzazione).
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